NEW:Le promesse non mantenute della cooperazione italiana
Mancavano solo i dati ufficiali per confermare la pessima figura, pazienza, non solo il vuoto politico, culturale ma soprattutto le risorse destinate a supportare gli impegni assunti dal Governo italiano nelle tante assise internazionali a favore della lotta alla povertà nel mondo.
Il Ministero degli Esteri incapace di proporre una politica di cooperazione allo sviluppo all’altezza dei tempi, si muove alla ricerca di una improbabile politica di Partenariato Pubblico & Privato che, fino ad ora, non ha prodotto nulla sul piano concreto salvo l’organizzazione di missioni all’estero con imprenditori nella speranza di intercettare opportunità di nuovo bussines.
Che le politiche di cooperazione allo sviluppo debbano essere riviste è ormai un dato acquisito, il problema è come: quale legge, quale il ruolo delle imprese, che cooperazione decentrata e come finanziare la cooperazione. Ovviamente non vanno escluse le questioni collegate con il ruolo delle ONG e delle associazioni di Volontariato Internazionale. Il terzo Settore per la Cooperazione e la Solidarietà internazionale.
Tutte questioni che non hanno un’agenda politica, ognuno viaggia in ordine sparso. Il Governo continua a promettere di elargire fondi per combattere l’AIDS, lottare per la Povertà, garantire il perseguimento degli Obiettivi del Millennio, tutte promesse che puntualmente rimangono tali.
Il report di Action Aid “Dall’Italia solo parole” evidenzia molto bene e puntualmente la condizione della nostra Cooperazione Internazionale e dell’incapacità del Governo di andare oltre agli annunci. Dopo il taglio del 56%, del 2009 rispetto all’anno precedente, vediamo che complessivamente abbiamo messo a disposizione della cooperazione solo lo 0,16% del Pil, rispetto alla media europea dello 0,44%.
Crisi o non crisi il dato è che l’Italia sarà il maggior responsabile, secondo i dati di Action Aid, dell’ammanco di 15 miliardi di dollari rispetto all’obiettivo minimo : 0,56% del Pil , che la UE si era data.
Per approfondire rimandiamo al reporti di Action Aid:
NEWS: Le nuove linee guida per la Cooperazione Decentrata
La cooperazione decentrata viene rafforzata dalle nuove linee guida licenziate dal comitato della DGCS del Ministero degli Esteri. Tra le altre sono stati deliberati 70 milioni di euro per la cooperazione internazionale per le risorse a dono. Regioni ed Enti Locali sono dunque considerati veri e propri partner di cooperazione, e, dunque, possono essere promotrici ed esecutrici di iniziative di cooperazione e solidarietà internazionale. Dal documento si evince che il Partenariato Pubblico e Privato può diventare una risorsa del territorio da mettere in campo, riservando alle ONG, le Università, i Centri di ricerca e formazione un ruolo di facilitatore di processi e relazioni. Il documento stabilisce anche i quadri di riferimento politici, le priorità geografiche e tematiche. Sarà interessante verificare lo sviluppo della cooperazione della nostra regione Friuli Venezia Giulia che dopo averla sostanzialmente decapitata ed escluso l’Africa come area prioritaria si accinge a varare i nuovi bandi.
Per il documento integrale vai su: http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/LineeGuida/pdf/Linee_guida_Decentrata.pdf
Gli aiuti allo sviluppo sono scomparsi
Ormai la nostra cooperazione allo sviluppo è andata. Le risorse messe a disposizione sono irrilevanti, mentre la nostra politica estera guarda più agli affari e alle repubbliche ex comuniste come nuovo baricentro. Si cerca di promuovere il partenariato pubblico privato come se questo, da solo, possa sostituirsi alla multilateralità solidale indispensabile per politiche efficaci di sviluppo umano.
2 dicembre 2009. In occasione del dibattito sulla legge Finanziaria LINK 2007, il coordinamento delle principali organizzazioni non governative italiane, ha scritto al Ministro Franco Frattini, al Ministro Giulio Tremonti, ai Presidenti della Camera Fini e del Senato Schifani insieme ai rappresentanti dei Gruppi parlamentari per chiedere di affrontare la gravissima situazione in cui versa il fondo per gli aiuti della cooperazione italiana.
L’Italia stanzia attualmente per l’APS (Aiuto pubblico allo sviluppo) intorno allo 0,11% del PIL percentuale che, con l’attuale proposta di Finanziaria, sarebbe ulteriormente decurtata nel corso del prossimo biennio di finanziamenti.
Se non si opera urgentemente per ripristinare il fondo destinato agli aiuti, riportandolo almeno a 500 milioni di Euro, l’Italia scomparirà dal gruppo dai Paesi donatori, con gravissime conseguenze politiche oltre che umanitarie.
Riteniamo utile dare spazio alla presa di posizione di Link 2007, coordinamento di un gruppo di ONG italiane
Le nostre ONG, impegnate quotidianamente nella lotta alla poverta, nella tutela dei diritti umani, nella cooperazione sanitaria, dell’educazione e nella tutela ambientale, al fianco di decine di partner locali, istituzionali e privati, stanno seriamente rischiando la paralisi per assenza di fondi, non essendo più in grado di garantire la programmazione di progetti gia in corso e – teoricamente – cofinanziati con il contributo della Cooperazione Italiana.
Le organizzazioni di LINK 2007 chiedono al Governo e al Parlamento di esprimere – in modo ampio e al di là degli schieramenti ideologici – la volontà politica di non confinare l’Italia, nel contesto mondiale, in un ruolo marginale.
Nelle centinaia di progetti fin ad oggi realizzati, per molti di noi nel corso di oltre 40 anni d’impegno a fianco dei più poveri, abbiamo sempre portato con orgoglio la cooperazione non governativa italiana, certi che fosse la testimonianza di un modo di operare fatto di motivazione, competenza e disponibilita a misurarsi con i molti problemi del sottosviluppo. Ogni giorno le nostre associazioni, al pari di molte altre italiane, lo testimoniano con coraggio e dedizione in tutti Paesi del mondo, dove siamo direttamente presenti e operativi, nonostante i difficili contesti.
Non permettete che il nostro impegno sia vanificato, o peggio ancora, azzerato!
Per il testo della lettera vai sul link: http://www.cosv.org/public/download/letteraLink2007-AppelloGovernoeParlamento.pdf
Il programma regionale di cooperazione e sviluppo 2010-2013
Introduzione
Il programma di cooperazione 2010-2013 del Friuli Venezia Giulia: un punto di partenza
La politica di cooperazione decentrata ha preso avvio oltre due decenni fa in concomitanza con l’assunzione da parte delle Regioni di un ruolo essenziale nelle politiche di sviluppo. Un impulso all’esperienza maturata dalle regioni va imputato alla riforma delle politiche di coesione, attuate attraverso i fondi strutturali comunitari, che hanno attribuito alla dimensione territoriale la funzione di vero motore dello sviluppo locale. Tale esperienza viene ora trasferita anche agli interventi a favore dello sviluppo dei contesti delle aree povere del mondo. L’esperienza della cooperazione allo sviluppo, maturata in oltre mezzo secolo, dimostra che solo una parte degli interventi ha prodotto soluzioni strutturali ai processi di sviluppo dei Paesi poveri. La principale determinante del fallimento della politica di cooperazione è di natura tecnico concettuale poiché non risulta esserci concordanza nella risposta alla domanda “che cosa si intende per sviluppo”.
L’evoluzione degli scenari economici e finanziari globali, scossi da crisi sistemiche che hanno un impatto sul divario Nord/Sud e sulle possibilità di raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015, deve essere tenuta in attenta considerazione nel prospettare linee-guida e indirizzi di programmazione nel campo dell’aiuto allo sviluppo e dell’internazionalizzazione delle imprese per la Regione Friuli Venezia Giulia. La Regione sia per la sua collocazione geopolitica, la sua storia e per la natura della sua economia di trasformazione è tradizionalmente impegnata a favorire un sistema internazionale sempre più stabile e giusto. Il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio entro la scadenza del 2015, impegno al quale l’Italia ha aderito bilateralmente, nelle sedi multilaterali e nel contesto dell’Unione europea, non è solo un imperativo etico di solidarietà verso chi è privato dell’essenziale, ma allo stesso tempo, un investimento strategico a beneficio del futuro della Regione Friuli Venezia Giulia e della nostra nazione. Pertanto gli Obiettivi del Millennio, specie quelli legati alla lotta alla povertà e alla salute, continueranno a orientare la cooperazione regionale, di cui anche la sostenibilità dello sviluppo e la tutela dell’ambiente costituiscono linee ispiratrici.
Sempre nell’ottica di favorire la razionalizzazione e l’efficacia delle iniziative di cooperazione, la Regione stimolerà la collaborazione pubblico/privato, collaborazione che discende dalla nuova concezione, sempre più condivisa in ambito europeo e internazionale, dell’aiuto pubblico soprattutto come leva per una crescita equa e sostenibile e come catalizzatore per la mobilitazione di risorse interne ai Pvs e di quelle disponibili nei mercati internazionali dei capitali, anche mediante strumenti innovativi di finanziamento. In questo senso una maggiore e più sinergica compartecipazione del mondo economico e in particolare delle imprese – attraverso una regolamentazione – oltre a raggiungere obiettivi quali un più veloce radicamento delle attività di cooperazione allo sviluppo nei PVS, permette l’esportazione di buoni modelli produttivi e di gestione.
E’ importante sottolineare come le attività di cooperazione allo sviluppo possono essere un nuovo tipo di risposta ai problemi legati alla diffusa presenza di immigrati nel territorio regionale: infatti progetti mirati allo sviluppo locale possono rappresentare un freno ai flussi migratori attraverso lo sviluppo delle economie di quei paesi ove è la condizione economica disagevole che incentiva le popolazioni locali ad emigrare. Ma la creazione ed il consolidamento in queste aree del pianeta di progetti di cooperazione dove la Regione si presenta come attore principale di sviluppo, può essere anche l’occasione per la nascita nel futuro di feconde relazioni diplomatiche e commerciali, capaci di rilanciare l’import-export regionale e utili per l’apertura verso nuovi mercati internazionali.
A partire da una ristrutturazione organica degli interventi per la nuova programmazione si intende sviluppare un maggior numero di tematiche integrate tra loro e in grado di apportare concreti benefici di sviluppo economico e sociale sul territorio e sulla popolazione locale, al fine di innescare un meccanismo di sviluppo che permetta di innalzare il livello di istruzione e di sviluppo economico e consenta di originare le condizioni ottimali per la creazione di posti di lavoro e benessere sociale.
Con il termine “cooperazione allo sviluppo” ci si riferisce a politiche e strumenti differenziati, che hanno obiettivi e target di riferimento diversi e che necessitano l’adozione di metodologie e strategie coerenti.
In primo luogo si devono distinguere i diversi soggetti che mettono in atto i differenti approcci della cooperazione:
- multilaterale cioè attuata da organismi internazionali;
- bilaterale attuata da Governi nazionali;
- decentrata attuata da Governi locali
I nuovi approcci di cooperazione devono mirare a rafforzare il ruolo della società civile nei processi di sviluppo e consentire il coinvolgimento dei diversi livelli di intervento degli attori economici e sociali sia al nord che al sud facendoli partecipare attivamente ai programmi. Concepiti in questo modo, gli approcci di partenariato e di cooperazione possono aprire prospettive più ampie rispetto ad un singolo programma o progetto poiché implicano un più esteso concetto di sviluppo e l’innesco di processi di democratizzazione delle regioni.
Si tratta di approcci caratterizzati da complessità, in quanto producono implicazioni a sud, con l’acquisizione di un ruolo più equilibrato dei territori beneficiari, e a nord, dal momento che i donor assumono un ruolo di sostegno e di accompagnamento piuttosto che di intervento diretto unilaterale.
Il territorio va analizzato e scomposto nei suoi sottosistemi: per ogni componente vanno evidenziati i punti di forza e di debolezza e vanno accompagnati i soggetti che a diverso titolo ne sostengono il processo di sviluppo. Occorre quindi analizzare e tratteggiare ai potenziali investitori che cosa un territorio rappresenta dal punto di vista:
- sociale: quantità e qualità delle risorse umane presenti, qualità dei servizi per la popolazione, qualità urbanistica ed insediativa, funzionamento degli assetti politico-istituzionali, legalità;
- produttivo: diffusione di imprese e servizi produttivi, esistenza di vocazioni produttive locali, presenza di distretti o di filiere produttive, grado di cooperazione tra imprese;
- della dotazione di infrastrutture: accessibilità, collegamenti, diffusione di infrastrutture di base (porti, aeroporti, autostrade, ferrovie, aree attrezzate per insediamenti produttivi), presenza di infrastrutture ambientali (depurazione, smaltimento);
- dell’efficienza dell’apparato amministrativo: efficienza, presenza di servizi per la semplificazione amministratia, presenza di enti strumentali intermedi e diffusione delle strutture associative;
- delle risorse ambientali, naturali, paesaggistiche e culturali: presenza di aree protette, vincoli ambientali, beni di particolare rilevanza naturalistica o storico-culturale.
Il programma regionale della cooperazione allo sviluppo concentrerà i progetti in alcuni specifici territori e settori evitando interventi a pioggia, nel tentativo di incidere efficacemente nel processo di realizzazione dei Millennium Development Goals e mediante l’esportazione di modelli tecnologici e di sviluppo in grado di apportare benefici reciproci per i partner della cooperazione.
Obiettivi e linee di indirizzo
La Struttura Direzionale per le Relazioni Internazionali e Comunitarie ha acquisito, con decorrenza 21 gennaio 2009, la competenza rispetto la gestione dei bandi regionali per le iniziative di cooperazione allo sviluppo e partenariato internazionale previste dalla legge regionale n. 19/2000. Oltre a ciò continua a gestire progetti di cooperazione a regia regionale, nonché finanziamenti per progetti di cooperazione internazionale di tipo integrato, costruiti con i soggetti economici del territorio nelle aree strategiche individuate dal nuovo Programma di Governo regionale. Il programma è lo strumento di attuazione delle iniziative di cooperazione che trova le sue basi nella Legge Regionale n. 19 del 2000.
Il documento definisce gli obiettivi e le priorità da perseguire nell’arco temporale della programmazione, così come indicato dall’art. 1, comma 2 della suddetta Legge e in sinergia con le priorità espresse nelle Linee di indirizzo della Direzione centrale Salute e Protezione Sociale. Nella sua definizione si è tenuto conto della normativa comunitaria che con il Trattato di Lisbona del 2007 ha introdotto una base giuridica specifica per la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario. Si è tenuto altresì conto sia delle linee di indirizzo della cooperazione allo sviluppo 2009-2011 elaborate dal Ministero Affari Esteri italiano che della Legge 49 del 1987 e successive modifiche.
Partendo dalle tre dimensioni attribuite alla politica di cooperazione della Regione (cooperazione internazionale, cooperazione allo sviluppo e aiuti d’emergenza, di competenza della Direzione regionale della Protezione Civile, come disciplinato all’art.3 della L.R. 19/2000) l’orientamento strategico mirerà a perseguire alcuni obiettivi specifici:
- prevenzione delle disparità economiche;
- ridistribuzione globale delle risorse;
- supporto allo sviluppo sostenibile.
Sono stati, inoltre, individuati alcuni settori e Paesi ritenuti prioritari, ridotti rispetto al passato, per un’azione più efficace dove le competenze e le esperienze della cooperazione possano dare un valore aggiunto. Sempre allo stesso scopo sono state declinate due modalità di accesso ai finanziamenti che sottintendono la natura degli obiettivi:
- Interventi di cooperazione internazionale: iniziative dirette dell’Amministrazione regionale e finanziamento di progetti presentati a sportello entro il 30 ottobre di ogni anno;
- Interventi a bando di cooperazione allo sviluppo: finanziamento di progetti presentati a bando con scadenza annuale (da determinarsi con deliberazione della Giunta Regionale).
Per una loro organicità e più sicura coerenza le logiche strategiche dovranno puntare, piuttosto che sul finanziamento di singoli progetti, su un approccio che miri alla complementarietà con le politiche delle altre Regioni, dello Stato e dell’Unione Europea e riduca i rischi di frammentazione delle iniziative e di dispersione delle risorse. L’obiettivo non è sostenere molti progetti isolati ma promuovere processi di dialogo e di messa in rete di iniziative tra i diversi attori, articolando gli interventi a diversi livelli (locale, regionale, nazionale).
In particolare gli interventi di cooperazione internazionale riguarderanno due diverse tipologie di finanziamento:
- Promozione e/o sostegno a progetti volti a implementare il processo di internazionalizzazione del sistema regionale di particolare interesse per l’amministrazione Regionale;
- compartecipazione a programmi di natura nazionale, comunitaria o di organismi internazionali.
Gli interventi di cooperazione allo sviluppo, invece saranno declinati in due specifiche modalità di intervento:
- Bando per Progetti quadro;
- Bando per Micro progetti ;
L’obiettivo che ci si pone con questa suddivisione, oltre alla ricerca di maggior efficacia delle azioni, è quello di spingere i soggetti del territorio verso un’ aggregazione che permetta loro di poter accedere a fonti diversificate come i fondi comunitari o di altri organismi internazionali (progetti quadro).
Regole metodologiche
In analogia ai processi innovativi sperimentati dalle politiche strutturali appare oggi opportuno spingere affinché la cooperazione decentrata determini sia nuove relazioni tra centro e periferia che tra aree sviluppate e marginali. Il processo di cambiamento deve porsi l’obiettivo di costruire, all’interno dei territori, la consapevolezza che il suo protagonismo non può andare a discapito né dell’efficienza della spesa né dell’efficacia degli interventi. Per questo appare indispensabile cercare di favorire le opportunità di sviluppo dei Paesi partner attraverso lo stimolo di processi di coesione sociale che coinvolgano anche gli attori economici attraverso la promozione di un coordinamento multilivello sia orizzontale che verticale in una logica di reciprocità e a favore non tanto dell’interesse individuale quanto di quello collettivo. Per questo sarà richiesto un forte coinvolgimento, sin dalla fase di ideazione del progetto, di almeno un partner locale. Sarà, inoltre, indispensabile dare enfasi al rispetto e alla valorizzazione degli aspetti culturali e delle tradizioni locali.
Per fronteggiare queste sfide nascenti appare dunque logico avviare un processo innovativo delle politiche di cooperazione in grado di mettere in atto nuove relazioni tra centro e periferia e che coinvolga oltre ai soggetti tradizionali anche alcuni soggetti strategici che faticano ad entrare o ad essere accolti come attori della cooperazione, tra questi spiccano le associazioni di imprenditori, le associazioni di professionisti, i parchi industriali, i parchi scientifici, le agenzie di sviluppo, i Comuni, le Province e gli altri enti locali, oltre alle Associazioni dei nostri emigrati e degli immigrati nel nostro territorio.
Si tratta dunque di dare un forte impulso all’attuazione di un percorso di educazione allo sviluppo.
Le politiche di cooperazione devono diventare una componente fondamentale della politica internazionale e della politica interna della Regione in quanto capaci di porre in relazione tra loro sistemi socio-economici asimmetrici, oltre che territorialmente distanti, e di gestire meglio problemi di interesse comune, potenziando il reciproco sviluppo locale attraverso l’attivazione di reti locali.
Interventi di cooperazione internazionale
Le iniziative di cooperazione internazionale mirano a favorire i processi di sviluppo economico, il rafforzamento istituzionale, la democratizzazione ed i processi di acquisizione dell’acquis comunitario.
Aree geografiche prioritarie di intervento
In linea con il documento sulle politiche internazionali del Presidente della Giunta e il documento di indirizzo espresso dal Consiglio regionale le priorità geografiche per questa tipologia di interventi sono in particolare:
BALCANI ED EST EUROPA
I Balcani sono un’area di primaria importanza per l’Italia ed in particolare per il Friuli Venezia Giulia dal punto di vista politico ed economico. I paesi interessati saranno la Serbia, la Croazia, il Montenegro, l’Albania, il Kosovo, la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e la Bosnia. In questo contesto in linea con un’azione già avviata nei paesi, che stanno perseguendo un iter di integrazione nell’Unione europea, sarà assicurato anche un sostegno a specifici programmi di assistenza tecnica mirati alla , crescita delle capacità istituzionali necessarie per accedere ai fondi di pre-adesione (IPA).
Nell’ambito dei Paesi dell’Est Europa saranno considerate la Bielorussia, relativamente agli interventi consolidati di carattere sociale e gli altri Paesi del Caucaso individuati come ambito di intervento dalla cooperazione italiana nel prossimo triennio e precisamente: Georgia , Moldova e Ucraina paesi di origine di rilevanti flussi migratori..
BACINO SUD DEL MEDITERRANEO E MEDIORIENTALE (IN PARTICOLARE ISRAELE, MAROCCO, EGITTO, GIORDANIA, SIRIA E TUNISIA, LIBANO)
La politica verso il bacino sud del Mediterraneo e del Medio oriente è orientata a consolidare il ruolo del Friuli Venezia Giulia quale punto terminale più a nord del Mediterraneo e a sostenere le iniziative atte a sviluppare le relazioni in atto, a valorizzare le affinità culturali e promuovere azioni atte a favorire la stabilità dell’area. Gli interventi, pertanto, rientreranno in particolare nei seguenti settori: agricoltura e sicurezza alimentare, ambiente e territorio, sanità, sostegno alle micro, piccole e medie imprese, governance e società civile, sempre con particolare attenzione alle risorse idriche, alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla formazione
In questo contesto potrà essere programmata nell’ambito della valenza di questo piano un ulteriore attuazione della Conferenza Euromediterranea.
AREA ASIATICA
In quest’ambito si individuano i seguenti Paesi: Vietnam a seguito dell’adesione del paese all’Omc e della possibilità di sinergie con le iniziative della cooperazione italiana sostenute dalla recente approvazione di un pacchetto di crediti d’aiuto;
l’India in considerazione del dinamismo economico e della presenza migratoria nella nostra Regione di popolazione povera proveniente da questi Paesi..
AMERICA LATINA (IN PARTICOLARE BRASILE E ARGENTINA)
Saranno considerati con particolare attenzione quei progetti che incidono sul consolidamento dello sviluppo locale, sull’implementazione dell’interscambio reciproco, e che prevedono il coinvolgimento delle comunità dei corregionali presenti in quest’area. In ragione degli indici di sviluppo raggiunti dai paesi del Cono Sud e dei rilevanti volumi finanziari attivati negli anni della crisi economica, la cooperazione sarà incentrata al consolidamento delle iniziative avviate nei due paesi .
Aree tematiche prioritarie di intervento
L’impegno assunto dal Governo regionale prevede uno sforzo per ridurre la frammentazione dell’aiuto e la massimizzazione del valore aggiunto delle risorse stanziate.
Tali indicazioni permettono di individuare un numero limitato di obiettivi che saranno strettamente legati agli ambiti di intervento preferenziali della cooperazione internazionale:
- sostegno al dialogo politico e sociale, al decentramento politico e amministrativo;
- governo del territorio, inclusa la pianificazione e gestione dei servizi al territorio e la promozione dei processi di democrazia partecipativa;
- sostegno alle iniziative di sviluppo locale finalizzate alla coesione sociale, alla creazione di ambienti favorevoli alla crescita di forme associative di tipo cooperativistico e di micro, piccole e medie imprese e alla promozione di sistemi creditizi equi e sostenibili oltre al rafforzamento delle Agenzie di sviluppo e dei parchi tecnologici;
- il sostegno alle politiche di tutela del patrimonio ambientale e culturale;
- la creazione di centri di formazione professionale e specialistica per la crescita dell’occupazione.
Soggetti promotori
I progetti possono venire promossi direttamente dall’Amministrazione regionale o da altri soggetti del territorio quali: le agenzie di sviluppo, le Associazioni degli imprenditori, il sistema camerale , le Università e loro Consorzi, i Parchi scientifici e tecnologici, gli Enti locali , la società civile organizzata (organizzazioni sociali, Ong, associazioni di produttori, ecc.).
Strategie e modalità di intervento
Le progettualità, pur rientrando nelle finalità delle linee di indirizzo della programmazione, saranno individuate direttamente dall’Amministrazione Regionale e realizzate dai soggetti eleggibili.
Finalità essenziale della programmazione è quella di favorire progettualità in grado di coordinarsi con altri progetti promossi da altre Regioni, dallo Stato e dall’Unione Europea.
In questo contesto saranno considerate anche le iniziative promosse dal Consiglio d’Europa, attraverso la rete delle Agenzie per la Democrazia Locale finalizzate a favorire la stabilizzazione e la convivenza nelle aree di tensione interetnica.
Una quota dello stanziamento annuale sarà, infatti, dedicato a co-finanziare progetti che ricerchino canali di finanziamento alternativi come quello Statale, comunitario e degli organismi internazionali: le cosiddette azioni dirette.
Si ritiene di fondamentale importanza incentivare i soggetti del territorio ad accedere autonomamente ai finanziamenti della cooperazione internazionale del Ministero Affari Esteri e della Commissione europea. In particolare la programmazione comunitaria per il periodo 2007-2013 ha adottato un pacchetto di strumenti che riguardano sia la cooperazione territoriale (strumento di vicinato e di preadesione) che la cooperazione decentralizzata (DCIEI) oltre al Fondo Europeo per lo Sviluppo.
Finanziamento delle iniziative
Gli interventi trovano la fonte finanziaria nel capitolo 791 che stanzia annualmente gli importi destinati alla cooperazione. Oltre alle iniziative dirette dell’Amministrazione regionale il fondo potrà pertanto prevedere l’assegnazione di contributi che avverrà tramite selezione delle progettualità presentate a sportello con scadenza il 30 ottobre di ogni anno.
Nella scelta degli interventi e dei soggetti la Regione terrà conto, oltre alla coerenza con gli obiettivi e con le priorità strategiche, dei seguenti elementi:
- progetti che coinvlgono un più ampio partenariato regionale;
- progetti volti a supportare il processo di internazionalizzazione del sistema regionale di particolare interesse per l’amministrazione Regionale;
- esperienza maturata dai soggetti proponenti e capacità di gestione operativa e amministrativa di progetti di cooperazione territoriale;
- ricaduta e sostenibilità nel tempo dell’attività proposta,
- livello di co-finanziamento,
- livello di compartecipazione e adesione a programmi di natura nazionale, comunitaria o di organismi internazionali.
Le iniziative definite di particolare interesse da parte dell’amministrazione Regionale saranno finanziate fino all’80% del loro costo totale.
Durata del progetto
La durata del progetto non potrà superare i tre anni.
Interventi a bando di cooperazione allo sviluppo
Si tratta di iniziative, ai sensi di quanto espresso nell’art. 1 della L.R. n.19/2000, volte a ridurre le tensioni sociali permanenti e i conflitti per favorire equilibri sociali e politici così come la costruzione di regole o patti sociali ampi e duraturi, con particolare attenzione ai diritti umani.
Esso sono distinti in due tipologie d’intervento:
- Progetti quadro a carattere strategici
- Progetti micro o standard
Aree geografiche prioritarie di intervento
Sono ammesse al finanziamento azioni rivolte a tutti i Paesi in Via di Sviluppo; sarà riservata una particolare attenzione alle Aree ritenute di interesse strategico quali il Mediterraneo e il Medio Oriente i Balcani e L’Europa Orientale nonché le aree di maggior concentrazione delle comunità dei corregionali.
Aree tematiche prioritarie di intervento
Per i progetti quadro si privilegeranno le seguenti aree tematiche:
- Sviluppo locale, micro impresa e coesione sociale (recupero e valorizzazione di sistemi produttivi, di produzioni agricole di qualità, tutela della biodiversità,
- promozione della partecipazione delle comunità locali ai processi di sviluppo);
- Tutela e valorizzazione delle risorse naturali, ambientali e culturali;
- Istruzione , rafforzamento della conoscenza e delle relazioni interculturali ;
Rafforzamento istituzionale
Per i micro progetti saranno privilegiate le seguenti aree tematiche prioritarie:
- Salute materno infantile;
- Sradicamento della povertà estrema e della fame;
- Lotta alle malattie (HIV/AIDS, malaria ed altre malattie)
- Sicurezza alimentare e sviluppo degli ambienti rurali;
- Parità tra i sessi e tutela dei gruppi vulnerabili.
- Azioni rivolte a favorire la partecipazione democratica, il dialogo e la civile convivenza.
Soggetti promotori
In base alla L.R. 19 del 2000 sono riconosciuti come soggetti promotori organizzazioni regionali di comprovata esperienza (almeno un anno di attività realizzate nei Paesi Terzi):
Enti locali; Istituzioni pubbliche e private; Università e loro Consorzi ; Organizzazioni non governative ed associazioni di volontariato; Onlus; Organizzazioni imprenditoriali e sindacali; Associazioni di corregionali all’estero; Associazioni di immigrati;
Strategie e modalità di intervento
Il programma pluriennale, con riferimento agli interventi a bando di cooperazione allo sviluppo, prevede una duplice modalità di accesso ai finanziamenti:
- per i progetti-quadro si richiede di soddisfare l’esigenza di un coinvolgimento di almeno 2 soggetti presenti sia sul territorio regionale che su quello dei paesi partner;
- i micro-progetti possono essere presentati da singoli proponenti con almeno un partner dei territori beneficiari dell’intervento.
La necessità per i progetti quadro di un più elevato coinvolgimento di partner si giustifica per la complessità delle tematiche e dell’ampiezza delle aree di intervento.
Finanziamento delle iniziative
Gli interventi trovano fonte finanziaria nel capitolo 731 che stanzia annualmente gli importi destinati alla cooperazione allo sviluppo. L’assegnazione dei contributi avverrà a seguito della partecipazione ai bandi regionali, regolati in base all’art. 4 della lr. 19/00 e relative deliberazioni della Giunta regionale. progetti-quadro dovranno avere una dimensione finanziaria minima di 100.000 Euro e massima di 150.000 Euro. Il contributo regionale potrà arrivare fino all’80% del costo complessivo del progetto. I micro-progetti non potranno superare la dimensione di 50.000 Euro. Il cofinanziamento regionale non supererà il 60% del singolo costo complessivo.
Durata del progetto
La durata dei progetti-quadro non potrà essere inferiore ad un anno e superiore a tre anni. La durata dei micro-progetti non dovrà essere superiore ad un anno.
Con deliberazione della Giunta regionale verranno approvati i criteri di selezione delle proposte, le scadenze dei bandi, nonché le modalità di presentazione dei progetti, oltre che ogni ulteriore modalità tecnica di erogazione dei fondi e rendicontazione delle spese, così come previsto dall’ art. 4 della L.R.19/00;
Sistema informativo della cooperazione allo sviluppo e delle attività internazionali.
Sarà cura del Servizio mantenere, tramite una pagina web distinta in due sezioni (“cooperazione internazionale”; “cooperazione decentrata”), un sistema aggiornato di informazione su tutte le attività di cooperazione in corso, garantendo l’accesso per tutte le associazioni coinvolte ad un database dei progetti in corso e attuati nelle passate gestioni, nonché alla documentazione relativa alla presentazione di proposte progettuali. Inoltre è a disposizione dell’utenza una sezione “link” di accesso alle attività in atto a livello di cooperazione attuata da Regioni italiane, dal MAE e da altri Organismi internazionali, come previsto dall’art. 7 della L.R. 19/2000.
Verso il Forum della regione FVG delle associazioni e ong di solidarieta’ internazionale
Fnalmente il processo si è messo in moto. Forse questa sarà la volta buona per costruire un soggetto politico regionale in grado di sostenere, promuovere, e incidere anche sulle scelte di indirizzo della cooperazione regionale allo sviluppo e partenariato internazionale.
Nel corso di questi anni, con l’esperienza dei bandi e dei tavoli è stata un’opportunità per una conoscenza reciproca dei tanti attori che operano nel contesto della coooperazione e solidarietà internazionale. A questo lavoro, a questo incontro tuttavia mancava un progetto culturale ma anche “politico” che si traduceva in un deficit di rappresentanza. Forse perchè, chi più chi meno, era impegnato ad inseguire ed incamerare progetti.
Noi pensiamo che oggi sia necessario lavorare una nuova elaborazione culturale, una nuova sintesi politica. Una capacità organizzativa e di mobilitazione in grado di fare “lobbing” , pressione sociale sui decisori politici richiamandoli alla coerenza delle azioni: soprattutto quelle orientate a sostegno di politiche attive di lotta alla povertà.
Un nuovo approccio è necessario: se la cooperazione vuol dire condivisione e reciprocità, bisogna essere conseguenti. Basta parlare di “beneficiari”.
Queste sono alcune delle questioni che le associazioni, che indendono aderire e dar vita al Forum regionale, dovranno confrontarsi. Il documento che il gruppo di lavoro ha prodotto e che qui sotto presentiamo ci sembra sia una importante e condivisa base di lavoro.
Al via la costruzione di un Forum regionale di Associazioni e Ong di cooperazione e solidarietà internazionale
Questo appello nasce in seguito ad alcuni incontri avuti tra Ong, Associazioni, Organizzazioni del Friuli Venezia Giulia che svolgono attività di cooperazione e solidarietà internazionale.
La proposta nasce dall’esigenza manifestata da parte di numerose organizzazioni di trovare un luogo di incontro, di confronto e di elaborazione sui temi della Cooperazione e della solidarietà internazionale. Un luogo dove elaborare una propria visone della Cooperazione, che sia rinnovata in funzione degli importanti e profondi cambiamenti in atto nelle società globalizzate, partendo comunque dalle realtà regionali.
LEGGERE
Un primo importante aspetto riguarda una lettura condivisa della realtà e dei cambiamenti in atto a livello locale e globale al fine di comprendere come si colloca la cooperazione internazionale realizzata dai territori (intesi come una pluralità di soggetti: società civile, istituzioni, enti locali, Università, ecc.) ed in particolar modo per identificare il contributo e le responsabilità delle organizzazioni della società civile.
Oltre agli importanti classici strumenti e parametri di lettura della realtà (indice di sviluppo umano, tassi di aumento della popolazione, di urbanizzazione, ecc.), è importante considerare alcuni elementi di contesto che stanno generando importanti cambiamenti sociali, economici e culturali, quali ad esempio:
- gli impatti degli squilibri climatici sui rapporti tra gli stati, le loro politiche internazionali (immigrazione, regole commerciali, accordi …) e le loro priorità di intervento;
- l’invadenza del mercato (concorrenza, privatizzazioni, gare, ecc.), che regola le attività di scambio di beni e servizi, in aree che dovrebbero essere governate con diverse modalità onde evitare squilibri e ingiustizie (gestione dei beni comuni, dei servizi pubblici essenziali);
- l’allargamento dell’Unione Europea a ulteriori nuovi Stati (Croazia, Bosnia Erzegovina, Turchia?, ed altri) vista non solo come opportunità economica e per l’apertura di nuovi mercati ma considerata per le potenzialità che tale prospettiva riveste per la nostra Regione in termini culturali e sociali;
- il rapporto tra immigrazione e cooperazione, in particolare nei seguenti aspetti:
- nelle cause dell’immigrazione (difficoltà economiche ed esclusione sociale nei Paesi di origine); nella lotta all’immigrazione selvaggia;
- nelle potenzialità dell’immigrazione (fattore di sviluppo economico per la nostra Regione attraverso il reddito prodotto dagli immigrati e per i Paesi d’origine attraverso le rimesse; scambio culturale, sociale, , ecc.).
CAPIRE
Riteniamo che queste organizzazioni siano una componente essenziale della società civile, una espressione delle comunità locali e portatrici di un punto di vista e di sensibilità che insieme ad altre compongono le ricchezze e le potenzialità dei territori.
In questi ultimi anni è cresciuto l’interesse da parte di diverse tipologie di soggetti nel coinvolgersi o nel realizzare direttamente iniziative di cooperazione internazionale quali Enti locali, Enti tematici, Istituzioni, Università, Scuole, Imprese ed altri; consideriamo fondamentale il dialogo, il confronto, la collaborazione e la sinergia con questi soggetti nell’ottica dell’approccio alla cooperazione tra territori e nella differenziazione dei ruoli. Anche per questo un Forum regionale delle associazioni permetterebbe di interagire con maggior efficacia con gli altri soggetti.
I processi di cambiamento, di miglioramento della qualità della vita passano anche attraverso il ruolo dell’economia e delle imprese. A tal fine riteniamo importante anche il dialogo con le imprese in modo particolare con quelle che assumono come parte integrante della propria attività la valorizzazione delle risorse locali, la partecipazione della comunità, la responsabilità sociale delle imprese con i relativi strumenti di concreta attuazione, il coinvolgimento del terzo settore attento al mantenimento degli equilibri culturali, sociali e ambientali.
Da un ventennio è in atto un processo di mondializzazione che va regolato tenendo presente il ruolo del terzo settore; ma, allo stesso tempo, avanza anche l’affermazione identitaria dei popoli (vedi l’ultimo voto europeo o la situazione nei grandi laghi in Africa).
E’ importante, infine, capire come la definizione della politica di partenariato internazionale sarà progressivamente valorizzata e assunta dall’Unione europea a discapito della cooperazione degli Stati. In questo contesto il ruolo dei soggetti regionali diventa centrale così come la loro possibilità di agire direttamente sul territorio e tra territori.
AGIRE
La costruzione di un Forum regionale delle Associazioni e ONG di cooperazione e solidarietà internazionale è dunque un primo passo fondamentale di identificazione dei soggetti locali, di confronto, di elaborazione delle linee guida.
Rifiutiamo ogni uso strumentale della Cooperazione che non sia finalizzato alla risoluzione delle cause che creano le ingiustizie, l’esclusione sociale e la mancanza di diritti, come ad esempio gli usi politici, economici (apertura di nuovi mercati, scambi commerciali, ecc.), di mera visibilità, ecc.
La Cooperazione sulla quale vorremmo confrontarci e che vorremmo realizzare riguarda un nuovo approccio che supera la dimensione dell’aiuto e mira ad una alleanza globale della società civile che concorra ad affrontare i problemi e le cause che generano miseria, mancanza dei diritti fondamentali (in primis, terra, cibo, acqua, salute, istruzione, ma anche informazione, conoscenza ed altri) promuovendo relazioni che possano incidere sulle scelte globali e costruendo buoni esempi di convivenza tra i popoli basata sul rispetto reciproco, sulla pari dignità, sugli scambi economici equi, ecc.
Una cooperazione che supera il concetto di Nord e di Sud e che opera in tutti i luoghi dove i meccanismi che generano ingiustizie si formano e si manifestano, che opera attraverso il coinvolgimento dei territori in processi che determinano concreti e duraturi cambiamenti.
Intendiamo dunque elaborare un modello teorico e pratico di cooperazione decentrata, tra territori che si avvalga anche di strumenti tipo Tavoli di co-progettazione, nei quali ci sia una confluenza di soggetti e di competenze. Un modello che integri le diverse attività di cooperazione con quelle informative, educative e formative realizzate anche sul territorio regionale.
Per aderire al percorso di costruzione del Forum invia una mail a:
forumcooperazione.fvg@gmail.com
Sarà successivamente attivata una mailing list per permettere una più facile comunicazione tra tutte le organizzazioni coinvolte.
Udine, 19 giugno 2009
Incontro a Udine delle associazioni regionali di cooperazione e solidarietà internazionale
Giovedì 16 aprile alle ore 18,00 presso la sala Paolino di Aquileia, in via Treppo 11 a Udine. Si terrà l’incontro tra i vari rappresentanti delle associazioni che a vario titolo si occupano di cooperazione e solidarietà internazionale. appuntamento importante, per aprire un confronto e una riflessione sulle strategie e gli orientamenti da far assumere, come società civile, al Governo della Regione Friuli Venezia Giulia, in vista della conferenza regionale sulla cooperazione prevista per il 5 maggio.
Nonostante la vivacità dimostrata dalle associazioni e dai gruppi più o meno organizzati impegnati nella solidarità internazionale, non si è mai svolto un confronto interno, se non in qualche formale circostanza, sul tema della cooperazione oggi, dopo il fallimento del processo di globalizzazione liberista e la crisi evidente di un certo modo di fare e concepire la cooperazione.
Sarà necessario, data anche la vicinanza della conferenza, riuscire quanto meno a definire le linee sulle quali sviluppare successivamente una “politica” da sostenere in sede di conferenza e, nello stesso tempo lanciare le basi per la costituzione del Forum o degli Stati Generali della cooperazione regionale.
Organizzare uno strumento di coordinamento e di confronto permanente sui temi della solidarietà internazionale per favorire la costruzione delle reti di relazioni interne e esterne con i veri protagonisti del cambiamento che non possono che essere le popolazioni e le comunità con la quale i questi anni sono state attivate relazioni stabili, sostenute anche da aiuti e sostegni tangibili.
Come associazione cercheremo di sostenere la costituzione di questa sede di confronto “istituzionale” necessario anche per sostenere e promuovere politiche moderne e utili ad accompagnare quei processi di lotta alla povertà i cui protagonisti siano gli uomini, le donne le comunità coinvolte.
Al via la discussione sul nuovo programma di cooperazione allo sviluppo Regione FVG
Dopo mesi di silenzio e di mancate risposte la Regione, con la delibera n.128 del 21 gennaio, ha assegnato al Servizio Rapporti Internazionali e Partenariato Territoriale la gestione del bando 2009 di cooperazione allo sviluppo e, di conseguenza, la gestione della cooperazione decentrata e solidarietà internazionale.
C’era una preoccupazione, fondata, visto e considerato che le prime mosse del governo regionale, sono state volte a cancellare alcune importanti leggi approvate dalla precedente giunta: la legge sulle norme per accoglienza e l’integrazione sociale dei cittadini stranieri (LR 5/2005), l’abolizione del reddito di cittadinanza, l’affossamento della proposta di legge sulla Pace.
Iniziative queste che hanno aumentato la diffidenza nei confronti della giunta, in quanto i provvedimenti assunti rappresentano un passo indietro nei confronti delle politiche innovative di accoglienza fin qui adottati. Forte era la preoccupazione in relazione alla legge 19/2000 sulla cooperazione allo sviluppo e all’esperienza fin qui realizzata attraverso i tavoli di concertazione tra regione , associazioni, ong, gruppi locali.
L’ incontro organizzato dallo stesso servizio sabato 6 marzo, ha, invece, favorito un clima di distensione all’interno del mondo delle associazioni impegnate sul fronte della solidarietà internazionale. Il risultato dell’incontro può senz’altro considerarsi positivo anche perché dovrebbe aprirsi un nuovo percorso che, a partire da una riflessione sulla “cooperazione allo sviluppo?, ci consentirà di partecipare e contribuire attivamente alla definizione del nuovo programma triennale 2010-2013 che dovrà essere discusso e presentato alla Giunta Regionale per l’approvazione del programma entro il mese di giugno di quest’anno.
La Direzione del servizio Rapporti Internazionali nell’incontrare la vasta platea, composta prevalentemente dai rappresentanti di Associazioni, Ong, Gruppi di Volontariato, c’erano 160 persone, ha anche presentato alcune idee, espresse in “pillole?, su come potrebbe cambiare la cooperazione alla solidarietà internazionale.
Costruire reti, preferire i processi ai progetti, puntare a rimuovere i vincoli strutturali nei territori di intervento per favorire virtuosi processi di lotta alla povertà, creare sinergia tra cooperazione e internazionalizzazione. Le slide presentate sono reperibili nel sito della regione FVG: http://www.regione.fvg.it/rafvg/rapportieuropeinternazionali
A questo punto crediamo sia necessario avviare velocemente quel dibattito, quella riflessione che da troppo tempo rimandiamo. La “società civile? regionale dovrà in qualche modo organizzarsi per approfondire e definire una propria “vison? su cosa significhi per noi cooperare. Dovremo, attraverso una discussione e un dibattito approfondito, ricercare sintesi condivise in grado di contribuire a sviluppare e sostenere il percorso e il confronto che, a partire dalla Conferenza regionale sulla Cooperazione, saremo chiamati a dare.

ONG, Associazioni e Cooperazione in Friuli Venezia Giulia
Finalmente il Governo della Regione Friuli Venezia Giulia, con la delibera del 21 gennaio assegna al Servizio Rapporti Internazionali l’attuazione degli interventi della legge 19/2000, la legge, per intenderci, che promuove i bandi per sostenere le iniziative di cooperazione e solidarietà internazionale promosse dalla “società civile” della nostra regione.
Dobbiamo quindi ringraziare la Giunta per aver finalmente sciolto dubbi e perplessità che avevano angosciato, in questi mesi, molte organizzazioni .
Oltre a questo la Regione ha anche organizzato per il giorno 6 marzo alle ore 16,30 c/o nell’ Auditorium di Via Sabbadini, 31 a Udine, un seminario per la presentazione dei bandi, mentre noi, la “società civile? , nel corso di questi mesi, siamo riusciti a scrivere due lettere all’assessore alla cultura Molinaro e al Presidente Tondo per richiedere un incontro.
Ancora una volta, abbiamo mancato l’occasione per avviare in tempo, un confronto di merito, al nostro interno, per ragionare e riflettere sulla crisi del modello di cooperazione e solidarietà internazionale, ricercando nuove e più adeguate sintesi condivise su futuro della solidarietà internazionale. Su questo TimeForAfrica, aveva espressamente richiesto ai rappresentanti del delle associazioni e ong l’avvio di un confronto, un dibattito che, purtroppo, non c’è mai stato.
Ora l’iniziativa della Regione, in previsione della Conferenza Regionale che sarà convocata, leggiamo, entro il mese di aprile 09, ci chiama per dare un contributo al fine di predisporre, per la fine di giugno, il Programma per la cooperazione allo sviluppo e alle attività di partenariato internazionale. Ancora una volta l’agenda ci viene imposta.
Ma noi come ci presenteremo al confronto? Su quale idee? Quali riflessioni critiche abbiamo fatto sullo stato della cooperazione? Quali analisi condivise abbiamo svolto per indicare una nostra visione?
I risultati del forum sulla cooperazione regionale allo sviluppo umano, realizzato il 16 febbraio 2008, non sono stati valorizzati, non siamo riusciti a fare un passo avanti alla ricerca di una “Politica? per la nuova Solidarietà Internazionale. Il Forum non è servito neanche a costituire una sorta di coordinamento stabile delle associazioni, un luogo di confronto, di scambio di informazioni, opinioni e analisi utili alla formazione di un ‘opinione pubblica sensibile e ricettiva ai temi della solidarietà internazionale.
Si legge nella lettera che “ in collaborazione con il Vice presidente del Comitato regionale del Volontariato stiamo dunque procedendo alla convocazione dell’incontro tra le Associazioni di cooperazione e solidarietà internazionale al fine di effettuare la scelta dei due rappresentanti presso il Comitato regionale sulla cooperazione internazionale……e sarà comunque una importante occasione di incontro, confronto e dibattito in funzione della preparazione della Conferenza e del nuovo programma regionale?
Come TimerForAfrica avremmo preferito che l’iniziativa fosse stata organizzata non in funzione della scelta dei due rappresentanti in seno al Comitato regionale, ma in funzione di un necessario incontro e confronto sulle sfide della solidarietà internazionale e come queste possano trovare spazio nel documento programmatico della regione.
Quindi un invito: prima si organizzi un vero confronto e dibattito all’interno delle associazioni che operano nella solidarietà internazionale che esprima un documento con alcune idee e linee guida condivise. Sulla base di questo si costituisca un coordinamento regionale, un forum, gli stati regionali sulla solidarietà internazionale. Un’ organizzazione leggera in grado di favorire e far dialogare costantemente le associazioni coinvolte sul terreno della solidarietà internazionale. Successivamente si vada all’identificazione dei rappresentanti la cui nomina indicazione spetta al Comitato regionale del Volontariato. Infine fare in modo che le linee guida scaturite dal dibattito posano poi essere recepite dal documento di programmazione regionale, anche attraverso una pressione e iniziativa di “lobbing? positiva.
Alleghiamo il testo della lettera inviata dai rappresentanti del comitato regionale per la cooperazione internazionale
Alle associazioni, Ong e organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale della regione Friuli Venezia Giulia
Dopo alcuni mesi di incertezze in merito all’attuazione della Lr 19/2000 sulla cooperazione internazionale, il 21 gennaio scorso la Regione ha approvato la delibera (in allegato) che di fatto sblocca la situazione di stallo che si era venuta a creare.
La delibera prevede:
- l’assegnazione al Servizio Rapporti Internazionali e Partenariato Territoriale della Direzione Relazioni Internazionali e Comunitarie le competenze per l’attuazione degli interventi previsti dalla LR n. 19/00;
- la proroga, in via eccezionale, del termine per la presentazione dei progetti al 30 aprile 2009.
La Regione ha programmato per il 6 marzo alle 16.30 presso la sede regionale di Udine, un incontro di presentazione dei bandi; si possono trovare maggiori informazioni alle news del Servizio rapporti internazionali, al seguente link:
Come molti di voi ricorderanno, l’estate scorsa sono state inviate due lettere sottoscritte da numerose associazioni e organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, indirizzate l’una all’assessore Molinaro e l’altra al presidente Renzo Tondo nelle quali si richiedeva un incontro con i referenti istituzionali e con lo stesso presidente della Regione.
Dopo numerosi solleciti avanzati dai sottoscritti, il 24 febbraio scorso il direttore del Servizio relazioni internazionali dott. Graziano Lorenzon ci ha invitati ad incontrarlo per definire la preparazione dell’incontro con il Presidente della Regione Renzo Tondo e avanzare alcune considerazioni in merito alla tempistica sulla nuova programmazione per la cooperazione allo sviluppo e delle attività di partenariato internazionale (tempi di avvio del nuovo Comitato regionale, programmazione della Conferenza, ecc.).
Durante l’incontro è emerso quanto segue:
a) la Conferenza Regionale sarà convocata entro il mese di aprile 2009 al fine di poter disporre per la fine di giugno la pubblicazione del nuovo Programma per la cooperazione allo sviluppo e delle attività di partenariato internazionale;
b) le nomine per la costituzione del Comitato regionale saranno effettuate in tempi molto brevi in modo da poter convocare il Comitato in tempo utile per l’esame del nuovo Programma;
c) verrà inviata una nuova richiesta di incontro con il Presidente Tondo che sarà sostenuta dal direttore Lorenzon.
Da parte nostra è stata sottolineata l’importanza di mettere a disposizione prima della Conferenza una bozza o le linee guida del nuovo programma al fine di permettere una partecipazione consapevole alla Conferenza e lo svolgimento di un efficace dibattito.
A tal fine si è ipotizzata la messa a disposizione del documento preparatorio sul sito della Regione.
Aggiornamenti in merito alla realizzazione della Conferenza saranno forniti durante l’incontro del prossimo 6 marzo organizzato dalla Regione per la presentazione del bando.
Si fa presente che la nomina dei due rappresentanti delle Ong e Associazioni di solidarietà internazionale avviene con le seguenti modalità:
1) convocazione di un incontro/assemblea tra le associazioni di cooperazione e solidarietà internazionale per la scelta (eventualmente attraverso votazione) dei due rappresentanti;
2) il Comitato regionale del Volontariato, al quale spetta per legge l’indicazione dei due rappresentanti, prende atto del risultato dell’assemblea delle associazioni e lo comunica alla Giunta regionale, la quale procede alla nomina.
In collaborazione con il Vice presidente del Comitato regionale del Volontariato stiamo dunque procedendo alla convocazione dell’incontro tra le Associazioni di cooperazione e solidarietà internazionale al fine di effettuare la scelta dei due rappresentanti presso il Comitato regionale sulla cooperazione internazionale. Questo incontro sarà convocato in tempi brevi, forse già nella prima metà di marzo (ci auguriamo di potervi fornire notizie più precise nell’incontro promosso dalla Regione a Udine il 6 marzo p.v.), e sarà comunque una importante occasione di incontro, confronto e dibattito in funzione della preparazione della Conferenza e del nuovo programma regionale.
In attesa di incontrarvi,
vi porgiamo un cordiale saluto,
Dario Santin e Marco Iob
Rappresentanti nel precedente Comitato regionale per la cooperazione internazionale
La crisi della Cooperazione in Italia e in Friuli Venezia Giulia
Puntuale arriva il rapporto di Sbilanciamoci dedicato alla Cooperazione Italiana. Il rapporto come sempre molto approfondito evidenzia il progressivo svuotamento delle politiche di cooperazione e solidarietà internazionale. Questa situazione la riscontriamo anche a livello della nostra regione (Friuli Venzia Giulia). Finita la stagione dei ” Tavoli Regionali di Cooperazione” la nuova Giunta non sembra avere molto interesse a sostenere politiche di Cooperazione e Solidarietà Internazionale che vedano protagonisti la società civile regionale.
Noi crediamo sia giunto il tempo di avviare, a livello regionale, una riflessione tra le associazioni impegnate sul terreno della Solidarietà Internazionale, per ricercare una linea condivisa utile ad aprire un confronto con il governo regionale in grado di valorizzare quanto fin qui fatto e fare in modo che la regione garantisca le adeguate risorse per sostenere le attività in corso nei vari paesi dei Sud del Mondo.
Dal rapporto di Sbilanciamoci
LA PARABOLA DELLA COOPERAZIONE ITALIANA
La pubblicazione del Libro bianco sulle politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo in Italia del 2008 avviene in un momento particolarmente drammatico perla cooperazione italiana. La manovra finanziaria di Tremonti taglia del 56% i fondi gestiti direttamente dal Ministero Affari Esteri con la legge 49/87. A questo taglio va aggiunta la cancellazione dei finanziamenti all’educazione allo sviluppo e la vergognosa scelta di privilegiare per la cooperazione quei Paesi che collaborano al rimpatrio dei loro immigrati dall’Italia. Gli impegni internazionali del nostro Paese continuano ad essere disattesi. Nel contempo la riforma della legge 49 è stata sepolta, la scelta di avere un vice ministro per la cooperazione archiviata definitivamente e, per finire, l’aiuto legato è tornato ad essere una dominante dei pochi aiuti che
mandiamo. La cooperazione allo sviluppo ha sostanzialmente perso centralità e attenzione politica nel Governo e nel Parlamento.
Una vera devastazione che però discende dall’onda lunga della debacle che la cooperazione allo sviluppo ha subito in questi decenni. È una crisi di vecchia data.
L’avvento del neoliberismo, la fine della guerra fredda e la mutazione delle relazioni geopolitiche hanno cambiato radicalmente uno scenario che porta con sé la crisi del vecchio paradigma dell’ “aiuto allo sviluppo?. Un paradigma radicalmente inadeguato di fronte alle trasformazioni della globalizzazione economica e delle relazioni politiche internazionali.
Oggi serve una nuova cooperazione fondata sulla solidarietà dal basso, a sua volta basata sul partenariato e l’orizzontalità e che trova nell’idea di sviluppo locale il concetto chiave di un modello diverso di fare cooperazione, che diventa pratica della relazione. Non c’è più chi aiuta e chi è aiutato, chi fa cooperazione e chi ne beneficia, un Sud (dove ci sono molti Nord) diverso da un Nord (dove ci sono molti Sud): in questa epoca le carte si sono rimescolate. Il Brasile vuole essere attore e non solo beneficiario di cooperazione e sono 700mila le badanti immigrate che fanno cooperazione con noi permettendoci di tappare la falla dell’assenza di politiche esoldi per la non autosufficienza.
Ancora oggi la cooperazione italiana è dominata dall’ “aiuto legato? (cioè dall’obbligo dei Paesi beneficiari di acquistare beni e servizi dalle imprese italiane), dalla sudditanza alla politica commerciale e del Ministero dell’Economia e all’export del “made in Italy? e magari, come in Afghanistan, dall’intreccio con l’interventismo militare.
È una cooperazione “di servizio?, subalterna alla logica di un mondo che nel frattempo è radicalmente cambiato. E, last but not least, è una cooperazione senza soldi, a cui Tremonti, con il silenzio complice del Ministero Affari Esteri, ha tagliato tutto quello che era possibile tagliare.
Secondo i nostri calcoli i soldi per nuove iniziative (escluse quelle già avviate) nel 2009 potranno contare sulla ridicola cifra di 29 milioni di euro, i progetti nuovi delle ONG saranno praticamente azzerati e la DGCS, già paralizzata da anni, si troverà a disbrigare pratiche correnti e a smaltire l’arretrato. Si tratta di una situazione insostenibile per un Paese che vuole avere un profilo internazionale e che nel 2009 ospita il G8.
La campagna Sbilanciamoci! in occasione della discussione della legge finanziaria ha fatto le sue concrete e dettagliate proposte per aumentare i fondi alla cooperazione e dotarla di risorse continuative attraverso la partecipazione e la costruzione di meccanismi di tassazione globale (come stanno discutendo molti altri Paesi) per finanziare la lotta alla povertà e lo sviluppo. È ora, dunque, di cambiare strada e di ridare centralità e peso alle politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo. È un dovere di solidarietà verso i Paesi in via di Sviluppo e un atto di responsabilità vero la credibilità (persa) del nostro Paese.
La crisi finanziaria mondiale e i paesi del sud del mondo
Sembre in relazione al dibattito sulla crisi finanziaria e di sistema, quali ripercussioni nei Sude del Mondo. Riportiamo un articolo di Luca Jahier,consigliere del comitato economico e sociale europeo e presidente del Suivi Unione Europea-ACP
Per approfondire si consiglia una visita al sito web: http://www.benecomune.net
Luca Jahier – 01/12/2008
Sarà pur cominciata con i crediti ipotecari a rischio ed espressivi di un eccesso di liberalizzazione e di non solidità delle garanzie, ma oramai questo è storia, perché la crisi finanziaria è divenuta globale e secondo modalità del tutto inedite, sia per la rapidità e violenza del suo diffondersi; sia perché per la prima volta l’epicentro più violento è tutto nel cuore del sistema capitalistico liberale; sia perché le istituzioni della politica e gli Stati (Unione Europea in testa) hanno saputo svolgere un ruolo di governo inedito per tempi, modi e profondità degli interventi.
Tutto ciò sta provocando reazioni e prospettive di trasformazione a livello internazionale dagli scenari del tutto aperti anche alla configurazione di quel Nuovo ordine economico internazionale di cui tanto si è parlato in decenni ormai lontani (erano i tempi delle risoluzioni delle Nazioni Unite degli inizi degli anni ’70). Dalla trasformazione de facto del G8 al G20, alla fine del tabù dell’intervento dello Stato in economia che ci accompagna da oltre 25 anni, fino al pensiero che si possa rivedere su basi del tutto diverse il sistema del governo dell’economia e del commercio internazionale, riconfigurando su nuove basi la governance del FMI e riportanto l’OMC in seno al sistema delle Nazioni Unite.
Di colpo, battaglie a lungo inseguite da politici, intellettuali e movimenti su scala planetaria passano dai sogni alle realtà delle agende della politica internazionale e dei vertici economici.
La storia, spesso, effettua delle improvvise accelerazioni che travolgono posizioni di rendita e muri insormontabili, e costringono tutti gli attori a ripensare propri ruoli e azioni. Gli scenari sono del tutto aperti e nessun esito è scontato, ma l’improvvisa riscoperta delle buone ragioni del ruolo regolatore del pubblico, della logica di regole etiche e sanzionabili per i comportanti economici, della buona pratica della cooperazione internazionale facendo prevalere sui legittimi interessi particolari e/o nazionali la necessità di un bene comune più ampio, – e la lista potrebbe continuare – sono di per sé delle buone notizie.
Ma bisogna evitare di adagiarsi e guardare alla crudezza dei processi reali. Non sempre i soggetti che sono chiamati cogliere il senso della svolta sono stati davvero in grado di farlo. Basti pensare alla sorte di grandi imperi e civiltà del passato, anche piuttosto vicino, come quello britannico. Può essere il caso dell’Europa, il cui modello di governo e la cui leadership è senza dubbio tornata al centro di tutto il sistema in poche settimane, ricomponendo anche fratture storiche tra le due sponde del canale della Manica ma per la quale rimangono i limiti della sua attuale struttura istituzionale e le tentazioni corporative e di continente un po’ invecchiato e decadente, con corpi sociali e opinioni pubbliche che faticano a proiettarsi sul lungo termine e spesso preferiscono ripiegarsi. Ma è il caso anche della Cina, costretta finalmente a fare due cose che non ha mai fatto: occuparsi di una crescita sana e sostenibile del mercato interno e mettersi in un’ottica di maggiore cooperazione. E’ il caso di tutto coloro che vantavano grandi ambizioni sui prezzi folli dell’energia, fossero essi il Venezuela di Chavez, l’Iran di Ahmadinejad o la Russia di Putin. E’ il caso dei paesi emergenti (i famosi BRIC, Brasile, India e Cina cui si aggiunge il Sudafrica) oggi chiamati a farsi carico di responsabilità nel governo dei processi, a partire dalle rispettive aree tematiche, ma senza cadere nelle già evidenti tentazioni e pratiche di brutali modelli neocoloniali e imperiali verso le zone del mondo più povere, ma ricche di materie prime, Africa in testa.
Nessuna illusione dunque, soprattutto se si guarda con realismo alle possibili conseguenze di questa crisi sui paesi più poveri, una regola antica di misurazione della validità dei processi economici che non va dimenticata: ciò che è buono per chi è più debole, alla fine è buono per tutti.
Certo, molti paesi emergenti, e tra questi soprattutto quelli più poveri, non sono ancora stati travolti direttamente dalla crisi finanziaria. Soprattutto le loro fragili e poco internazionalizzate istituzioni finanziarie erano certamente assai poco esposte sui marosi dell’imperante economia di carta e così è ben difficile che in Africa o anche in molta parte dell’Asia ci siano casi come Citigroup, Northern Rock, Lehman Brothers, Fortis o anche solo Unicredito. Tuttavia gli effetti della crisi già si stanno espandendo in queste aree, con conseguenze negative in termini di crescita e di riduzione della povertà. L’integrazione finanziaria più avanzata e globale della storia oggi diventa un fattore di grande rischio e in effetti negli ultimi cinque anni il volume complessivo del credito verso i paesi in via di sviluppo, certo diffuso in modo assai differenziato a seconda delle aree del mondo, era complessivamente triplicato, arrivando a 3100 miliardi di dollari.
La crisi si trasmette a questi paesi attraverso due canali principali. In primo luogo, la crescita negativa nei paesi OCSE si traduce in un forte calo delle importazioni, sia di materia prime che di prodotti manufatti da paesi terzi, che blocca anche quei lenti processi di trasformazione delle strutture economiche verso modelli produttivi a più forte valore aggiunto, riducendo il reddito locale delle fasce di lavoro più “decente? e generando quindi contrazione della domanda e nuovo impoverimento delle strutture sociali. In secondo luogo, poiché oggi si è instaurata una paura enorme di ogni forma di rischio, è evidente che vi sarà una veloce domanda di rientro dei prestiti maggiormente a rischio nei PVS ed una complessiva riduzione dei flussi di investimento in questi paesi, riducendo la disponibilità di credito o aumentando a dismisura i tassi di prestito, in modo del tutto insostenibile per le già fragili strutture produttive di micro e medie imprese di tanti paesi del sud del mondo. I dati parlano chiaro: i tassi di interesse sui principali mercati dei paesi del sud sono già i più alti degli ultimi cinque anni; l’indice borsistico dei paesi emergenti ha già perso il 53% rispetto al suo massimo annuo e tutte le valute dei paesi emergenti hanno perso almeno un quarto del proprio valore rispetto al dollaro americano dal mese di luglio ad oggi.
A questi due canali vanno aggiunte le più che probabili drastiche riduzione sul fronte delle rimesse degli emigranti, che in quasi tutti i paesi dell’area OCSE sono i primi a pagare duramente l’aumento della disoccupazione. Bisogna infatti ricordare che per alcuni paesi dell’Africa in particolare tali rimesse rappresentano un volume di gran lunga superiore a tutte le altre forme di flussi finanziari esterni.
Inoltre, al di là delle garanzie fornite su base internazionale, è più che probabile che tutti i principali flussi di aiuto allo sviluppo, sia pubblici che del settore no-profit, subiscano un rallentamento quando non significative riduzioni.
In termini concreti, il FMI ha previsto per il 2009 una riduzione significativa, anche superiore ai 3 punti percentuali dei tassi di crescita di molti paesi in via di sviluppo, sia tra quelli più forti che tra quelli più deboli. Una diminuzione dell’1,5 della crescita in Africa, che è il minimo già assodato, è pari oggi a due volte tutto l’aiuto pubblico mondiale esistente.
Il mondo in via di sviluppo si trova dunque a dover subire le conseguenze di questa crisi, in aggiunta a tre altre crisi globali gravissime: quella alimentare (dimenticata per oltre vent’anni) quella energetica e quella climatica. Ciascuna di queste tre è di per sé detonatore (a breve o medio termine) di conseguenze devastanti per molte economie fragili e soprattutto per i paesi più poveri.
Come dimenticare che con una spesa di circa 300 miliardi di dollari all’anno, vale a dire un terzo dell’attuale spesa militare globale, si potrebbe sradicare la povertà dal mondo. Che tale cifra è meno della metà di quanto stanziato dal governo Usa per far fronte alla crisi finanziara ed è probabilmente assai meno di quanto complessivamente già messo in campo dai diversi paesi dell’Unione europea per salvare e garantire il mercato bancario, assicurativo e finanziario continentale e sostenere alcuni settori industriali più sensibili.
Dice un antico proverbio africano: “se mangia il topolino, anche l’elefante non muore di fame?. Forse in questo adagio può stare la riscoperta da parte dell’Europa di una antica missione, facendo del suo partenariato strategico con l’Africa la grande scommessa di una nuova stagione di crescita e prosperità per tutti.